lunedì 16 aprile 2018

Le Macchine da Guerra di Leonardo Da Vinci in mostra a Trani

Le Macchine da Guerra di Leonardo Da Vinci in mostra a Trani
IL GENIO. A Trani
L’Arte della Guerra: cosa bestialissima
In mostra a Trani nel Palazzo delle Arti "Beltrani" dal 7 aprile fino al 10 giugno 2018.
L’esposizione intende rendere omaggio a Leonardo, il più grande genio di tutti i tempi, che con queste parole definiva la guerra, non potendosi sottrarre alla progettazione di carri falcianti, cannoni, mitragliere, dispositivi di attacco e difesa delle mura di una fortezza, così richiesti dai signori della guerra del suo tempo, il lontano e straordinario Cinquecento.
Le Macchine da guerra in esposizione sono state realizzate da Giuseppe Manisco, autore di una cospicua collezione che dal 2009 è protagonista di tappe di straordinario successo in Italia e all’Estero.
Il Centro Culturale Polifunzionale della città di Trani con grande onore ospiterà tale collezione riguardante le più suggestive macchine da guerra progettate da Leonardo ma mai realizzate: si tratta, infatti, di opere inedite presentate al grande pubblico dal loro stesso autore, Giuseppe Manisco, in Prima Assoluta.
L’artista salentino, cui è stata conferita la Laurea Honoris Causa per la sua passione e dedizione agli studi vinciani, è autore di più di oltre cento splendide Macchine, in gran parte in scala reale, tratte dai disegni del genio fiorentino; con estrema cura, derivante dallo studio meticoloso ed approfondito dei progetti leonardiani, il Manisco se ne è fatto interprete umile ed appassionato, riproponendo in prima persona alle migliaia di visitatori un percorso unico, tra principi fisici, applicazioni belliche, curiosità ed aneddoti di una vita eccezionale, spesa ad indagare i segreti dell’universo.
Il percorso espositivo prevede:
  • introduzione su Leonardo Da Vinci
  • visita guidata alla collezione
  • didascalie illustrative per ogni Macchina esposta
  • fedelissime riproduzioni a sanguigna dei più affascinanti disegni di Leonardo
  • percorso “Leonardo tattile”, con possibilità di toccare il frutto del genio fiorentino (per visitatori non vedenti)
  • Laboratori didattici (solo su prenotazione)
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venerdì 13 aprile 2018

Matilde. Luce splendente

Un insolito percorso di opere nato dopo la visita delle terre Matildiane da parte dell’artista giapponese Makiko Asada; la partecipazione a una mostra a Reggio Emilia fece nascere nell’artista il desiderio di approfondire un elemento che caratterizzasse fortemente la storia di quel territorio. Durante la sua ricerca trovò nella figura grande e immortale di una donna guerriera e pacificatrice, carnale e spirituale, dedita agli ideali e talvolta machiavellica, uno dei più fulgenti esempi di potere femminile del medioevo italiano: Matilde di Canossa.
A tutti è nota l’espressione Andare a Canossa, simbolo dell’umiliazione e del pentimento: infatti, questo detto affonda le proprie radici nella vicenda dell’atto di contrizione di Enrico IV dopo la scomunica di Gregorio VII, l’evento in cui, più di ogni altro, Matilde è passata alla storia in qualità di mediatrice tra papato e impero. All’inizio della propria vita pubblica, Matilde fu dunque una pacificatrice nei rapporti tra il papa e l’imperatore, in quanto la famiglia dei Canossa era parente della casa imperiale, ma era anche tradizionalmente legata agli affari della chiesa, avendo un certo peso nella scelta dei pontefici. Quando lo scontro tra papa e imperatore divenne inevitabile, diede il proprio appoggio alle riforme di Gregorio VII, anche se andavano spesso contro i propri interessi materiali e i doveri del proprio rango. Sacrificò se stessa, sposando uomini che non amava, per salvare le sue terre dall’egemonia imperiale in Italia: si consacrò per un’idea, per una fede politica, per salvare la chiesa e l’Italia dalle spregiudicata condotta di Enrico IV. Alla fine della propria vita, ormai stanca e malata, scese a compromessi col nuovo imperatore Enrico V, riacquistando i territori persi e divenendo vicaria imperiale in Italia. Dopo la sua morte, la sua vicenda umana è stata stravolta da racconti esagerati e di tendenze opposte.
Chiaramente la verità sta nel mezzo: probabilmente non era colei che fece uccidere a tradimento suo marito e non fu l’amante di Gregorio VII come vollero i suoi nemici, ma non fu neanche la contessa-monaca, completamente dedita alla fede disinteressata e alla contemplazione, come la dipingevano i miti agiografici fioriti dopo la sua morte. La statura del personaggio, la sua forza d’animo e la sua non-conformità agli stereotipi femminili dell’epoca si possono apprezzare anche dalle parole che rivolge al suo futuro sposo Guelfo V, tramandate dal Chronicon Boemorum di Cosma di Praga: “Non per leggerezza femminile o per tracotanza, ma per il bene di tutte le mie terre, ti invio questa lettera; accogliendola, tu accogli me e tutto il governo della Longobardia. Ti darò tante città, tanti castelli, tanti nobili palazzi, oro ed argento a profusione e soprattutto tu avrai un nome famoso, se ti renderai a me caro; e non biasimarmi per l’audacia perché per prima mi rivolgo a te con questo discorso. Sia al sesso maschile sia al sesso femminile è lecito aspirare ad una legitta unione ed è indifferente se sia l’uomo o la donna a toccare la prima linea dell’amore, basta solo che si raggiunga un matrimonio indissolubile”.
L’artista Makiko Asada, ispirandosi a due note miniature, tratte dalla Vita Mathildis di Donizone, e lasciandosi guidare dalla narrazione dello storico Paolo Golinelli, ci restituisce l’immagine di una donna in quanto essere e non in quanto ruolo sociale o politico. La vicenda terrena di Matilde viene affrontata attraverso l’uso di simboli tratti dall’immaginario cristiano e dai segni metaforici di alcuni elementi che hanno segnato la vita di questa donna. L’immagine di Matilde è cangiante come i moti dell’animo, le sue forme sono quelle della maschera sociale e politica che la storia ci tramanda, ma i colori e i simboli cambiano, gettando luce su alcuni aspetti privati della vita della contessa. L’artista ci illustra questo processo usando l’espediente della serialità che da Monet alla Pop Art ha permesso di indagare in ogni aspetto un singolo soggetto. Forte è poi l’influsso della tradizione figurativa giapponese, la quale crea, insieme ai rimandi all’arte miniaturistica medievale, quel proficuo dialogo tra oriente e occidente che spesso si è rivelato motore di grandi progressi artistici.
Makiko Asada Makiko Asada nasce a Tokyo, in Giappone, nel 1970 dove si laurea in scultura presso l’Università d’Arte Musashino nel 1996. L’anno successivo si trasferisce a Milano e negli anni 1997-1999 frequenta il corso di scultura con Hidetoshi Nagasawa presso la Nuova Accademia. Nel 2005 si diploma nel corso di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. Ha esposto in Italia presso il Consolato Generale del Giappone e al Palazzo delle Stelline di Milano. Ha esposto inoltre presso il MA-EC, lo Spazio Lumera a Milano, l’Orto Botanico di Napoli e presso il Castello Visconteo di Trezzo sull’Adda (MI). In Giappone ha all’attivo diverse mostre presso la Galleria Yamaguchi e l’Art Space Kimura ASK di Tokyo. Ha esposto anche in Svizzera nello Studio Cristina Del Ponte di Locarno e alla Documenta-Halle di Kassel.
In mostra allo spazio Lumera di Milano da venerdì 13 a giovedì 26 aprile 2018.
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sabato 7 aprile 2018

"Il Vangelo secondo Giotto" a Germinaga (VA)

Il mese di aprile vede le parrocchie di Germignaga e Brezzo di Bedero protagoniste di una importante iniziativa culturale presso la chiesa di San Carlo, scelta come sede della mostra “Il Vangelo secondo Giotto“, dedicata alle riproduzioni fotografiche, in scala 1:4 e in alta definizione, dei capolavori realizzati dal pittore fiorentino per la Cappella degli Scrovegni di Padova.
Grazie alla collaborazione con la società editrice Itaca, e tramite il patrocinio del Comune di Germignaga, visitatori e gruppi scolastici potranno ammirare ogni singolo dettaglio delle 38 scene, commissionate dal banchiere Enrico Scrovegni all’inizio del XIV secolo, che immortalano il destino dell’uomo, a disposizione del pubblico da domenica 15 a mercoledì 25 aprile 2018.
L’intero progetto è curato dal professor Roberto Filippetti, studioso di arte e letteratura, da anni impegnato in tutta Italia per avvicinare giovani e adulti all’incontro con le bellezze del patrimonio artistico nazionale. Tra queste, il ciclo di opere realizzato da Giotto, presso il luogo di culto posto nel cuore del centro storico padovano, occupa una posizione di assoluto rilievo, in quanto considerato dagli esperti come l’espressione più alta dell’arte medievale.
Dopo i restauri compiuti nel 2002, il tempo a disposizione per osservare gli affreschi è stato notevolmente ridotto per ragioni conservative. L’intento delle due parrocchie si lega quindi anche all’opportunità, offerta a cittadini e turisti, di poter esplorare e approfondire i particolari delle pareti per tutto il tempo necessario a fornire una completa comprensione.
A tale proposito l’apertura dell’esposizione, in programma per domenica 15 aprile alle ore 16,00 sarà preceduta da un incontro introduttivo del relatore, grazie al supporto di un sofisticato software di videoproiezione, presso il Cinema Teatro Italia di via Mameli, alle ore 21 di sabato 14/4.
Orari di apertura (ingresso libero): da lunedì a venerdì 15-19, con aperture serali il venerdì e il sabato dalle 20 alle 22. Sabato e domenica 14-19. Il 25/4, ultimo giorno di esposizione, apertura straordinaria dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 22. Ulteriori soluzioni sono infine riservate a scolaresche e gruppi, in particolare al mattino, su appuntamento.
Per informazioni e prenotazioni: 389 5931317 (segreteria interparrocchiale) – info@parrocchiagermignaga.itwww.parrocchiagermignaga.itwww.itacaeventi.it.

venerdì 6 aprile 2018

Savia non fui. Dante e Sapia fra letteratura e arte

Sabato 7 aprile 2018 si apre al Museo San Pietro di Colle Val d'Elsa la mostra dedicata alla figura di Sapìa, gentildonna senese nata Salvani, protagonista del canto XIII del Purgatorio di Dante. L'iniziativa è promossa dal Comune di Colle di Val d’Elsa e dall’Arcidiocesi di Siena, Colle di Val d’Elsa, Montalcino con la partecipazione e organizzazione di Opera Civita. 
La figura emerge per la forte caratterizzazione, con tratti molto sofferti e risentiti quale interprete dell’invidia. Peccò sì tanto d’invidia da giungere all’insania. Nonostante il nome, infatti, la zia paterna di Provenzan Salvani, capo della parte ghibellina, già incontrato da Dante fra i superbi, non fu “savia” nell’augurarsi la sconfitta dei propri concittadini senesi nella battaglia di Colle di Val d’Elsa (vv. 109-111): “Savia non fui, avvegna che Sapìa / fossi chiamata, e fui delli altrui danni / più lieta assai che di ventura mia”.
I tratti che la rappresentano sono in generale quelli degli invidiosi i quali, costretti a vestire panni ispidi e pungenti dal colore spento, si sostengono fiacchi l’un altro e tutti, a loro volta, si addossano alla parete del monte. Ma il dettaglio iconografico più forte che la identifica è il mento alzato, così come sogliono fare i ciechi, giacché Sapìa ha gli occhi cuciti da un fil di ferro ed è dunque costretta ad alzar la testa per vedere ombre dalle strette fessure in mezzo alle palpebre. Rispetto ad altri personaggi muliebri danteschi, non ha avuto una larga “fama” iconografica e si tratta dunque di un soggetto prezioso, raro.
Negli spazi del Museo San Pietro che, poco più di un anno fa, dopo importanti lavori di ristrutturazione, è stato riconsegnato alla città di Colle, si raccolgono le testimonianze di miniatori, incisori, scultori e pittori, interpreti di una figura non convenzionale che, per i caratteri di umana fragilità con cui è delineata, può considerarsi una sorta di antieroina della storia medievale senese.
Fra coloro che hanno tramandato l’immagine del personaggio si segnalano il pittore modenese Adeodato Malatesta, il grande incisore francese Gustave Doré, lo scultore senese Fulvio Corsinie l’artista romano Emilio Ambron autore di uno straordinario ciclo nel palazzo Chigi Saracini a Siena, commissionato dal conte Guido.
La mostra, che si si inserisce nel calendario delle iniziative organizzate dal Comune di Colle di Val d’Elsa per il 2019, anno in cui ricorrerà il 750° anniversario della Battaglia di Colle, è anche l’occasione per esporre le opere raffiguranti questa tematica dipinte da Gino Terreni (Empoli, 1925-2015), poliedrico artista afferente all’Espressionismo, e generosamente donate dagli eredi al Comune di Colle. La sua visione di Sapìa è quella di una figura nuda che infierisce, con toni teatrali e angosciosi, contro i suoi concittadini. Un dramma femminile che si riscontra anche nelle donne sugli spalti che assistono allo scontro tra le truppe senesi e fiorentine nella piana di San Marziale.
Il percorso espositivo e il catalogo sono curati da Marilena Caciorgna, docente di Iconografia e tradizione classica dell’Università di Siena, e da Marcello Ciccuto, professore di letteratura italiana dell’Università di Pisa e presidente della Società Dantesca Italiana che ha il compito di promuovere studi scientifici, edizioni e manifestazioni sull’opera del sommo poeta.
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sabato 31 marzo 2018

Riccardo Francovich. Conoscere il passato, costruire la conoscenza

Dopo la Biblioteca Comunale, anche il Circolo Crc Antella, con il patrocinio del Comune di Bagno a Ripoli, ricorda Riccardo Francovich, professore di archeologia medievale e studioso di fama internazionale, cittadino di Bagno a Ripoli per oltre un trentennio. Lo fa ospitando la mostra "Riccardo Francovich. Conoscere il passato, costruire la conoscenza", organizzata dal Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali dell'Università di Siena.
L'esposizione sarà inaugurata sabato 31 marzo 2018, alle ore 17,00 presso il Circolo Crc Antella, in via di Pulicciano 53, ad Antella (Bagno a Ripoli/Firenze), e sarà visitabile fino al 15 aprile. Interventi di: Annalisa Massari, assessora alla cultura del Comune di Bagno a Ripoli; arch. Giuseppe Bartolini; Giovanna Bianchi (Università di Siena); Tommaso Detti (Università di Siena).
Informazioni: Crc Antella, 055/62.12.07; Call Center Linea Comune, tel. 055.055, lunedì-sabato, ore 8-20.

mercoledì 28 marzo 2018

"I misteri della Cattedrale. Meraviglie nel labirinto del sapere" mostra a Piacenza

Nell’anno europeo della cultura, la diocesi propone dal 7 aprile al 7 luglio 2018 una mostra di straordinari codici miniati piacentini che mettono in luce l’importanza ricoperta nel medioevo da Piacenza quale straordinario crocevia tra centro-nord Europa e Mediterraneo. La presenza di strade e la vicinanza al Po favorirono una vivace attività culturale con conseguente diffusione di idee e di libri. Nei secoli XII e XIII, tra le istituzioni ecclesiastiche, spiccavano per prestigio e potere la chiesa Cattedrale e la basilica di S. Antonino, alle quali sono da riferirsi le biblioteche e gli archivi più antichi e prestigiosi della città. Altrettanto può dirsi per Bobbio.  Dopo l’arrivo nel  VII secolo di Colombano e dei monaci irlandesi, il  monastero cresce fino ad estendere la propria giurisdizione ad un territorio vastissimo.  Gli scriptoria di Piacenza e Bobbio arrivano in tal modo a svolgere un ruolo rilevante nelle vicende culturali europee e grazie alla loro attività è stato tramandato un sapere antico fino ai giorni nostri.
La mostra è parzialmente allestita in luoghi segreti della cattedrale, una sorta di labirinto medievale entro il quale alla fatica concettuale del comprendere si aggiunge quella fisica di esplorare una biblioteca “impossibile”, in luoghi fantastici da secoli dimenticati. Il labirinto è così abitato dai libri: la sapienza tramandata nella carta prova a dare soluzione alla sete di conoscenza dell’uomo.
Nell’anticamera delle sagrestie superiori, un’ intervista a Valerio Massimo Manfredi, testimonial d’eccezione dell’evento, introduce alle cinque sezioni della mostra.
La prima tappa è nella sala dell’Archivio Storico Capitolare. Questo ambiente che sormonta la cappella del battistero, è caratterizzato dalla presenza di straordinari armadi lignei del XVIII sec., ed ospita la sezione musicale. Attraverso il sussidio di i-pad sarà possibile ascoltare la riproduzione di brani contenuti negli antifonari.
La visita alle restanti sezioni continua nelle sagrestie superiori; qui si potranno ammirare antichi libri provenienti da alcuni dei principali archivi e biblioteche italiane e del territorio piacentino organizzati nelle seguenti sezioni: economia e società, cultura scolastica, cultura del clero e la fede, vita nella diocesi, liturgia.
In un piccolo vano, prima di salire lungo la scala che introduce al Libro del Maestro, è riprodotto uno scriptorium dotato di tutti gli strumenti che i monaci utilizzavano per la produzione dei libri e un video che racconta le principali fasi di lavorazione, dalla preparazione della pergamena alla rilegatura finale.
Lungo il percorso di salita, l’ultima sezione è interamente dedicata al Libro del Maestro (o Codice 65), che dal XII secolo è stato modello e tesoro per la liturgia e che costituisce una summa culturale medievale. Il Libro del Maestro è il volume più importante e misterioso dell’archivio della Cattedrale nonché il più rilevante della città, la cui stesura ebbe inizio al principio del XII secolo. Nelle sue pagine sono contenute nozioni di astronomia e astrologia, indicazioni sui cicli lunari e sul modo in cui questi incidono sulla vita dell’uomo e l’agricoltura, consigli e rimedi contro malattie per ogni stagione dell’anno. Il codice illustra, attraverso splendide miniature e formule melodiche (dette tropi), i primi drammi teatrali liturgici medievali, rappresentati in chiese e conventi come primi strumenti di comunicazione delle storie della Bibbia.  I visitatori accedono nella penombra di una prima sala, accolti da una voce e da immagini che illustrano la genesi del Libro; successivamente si varca la soglia della “Macchina del Tempo”: una experience room creata da Gionata Xerra, che grazie ad un integrale coinvolgimento dei sensi, proietta il visitatore in un fantastico viaggio nel Medioevo, in una biblioteca virtuale da cui prende vita il racconto. Schermi touch-screen consentiranno di sfogliare virtualmente le pagine del Libro ad altissima risoluzione e alcune applicazioni permetteranno, attraverso il gioco, di interagire con varie sezioni del codice, tra cui le tabelle medievali per il calcolo delle feste mobili.
Tutte le informazioni sul sito della Cattedrale di Piacenza

domenica 25 marzo 2018

Arrivano i Longobardi al Musei di Arona (NO)

"Arrivano i Longobardi" la mostra inaugurata domenica 18 marzo 2018 al Museo Civico Archeologico "Khaled al-Assad" di Arona (NO) che rimarrà aperta fino a domenica 1 maggio 2018, insieme all’apparato didascalico ed ai contenuti multimediali, illustra la vita quotidiana, le usanze, i riti funerari, la struttura sociale e politica di un popolo che si integrò con le popolazioni locali, che ebbe per primo l’idea di unificare l’Italia in un unico regno e che  lasciò preziosissime opere d’arte e una diversa soluzione di controllo del territorio che, attraverso i ducati, fu il vero preludio  al medioevo italiano.
Tracce dell'occupazione longobarda sono presenti in tutto l'alto novarese: ad Arona, alla frazione Mercurago, si ricorda il rinvenimento della tomba di un guerriero longobardo. Le riproduzioni che esposte sono state realisticamente realizzate nelle dimensioni e nei materiali dal Centro Ricerche l’Arc di Villar San Costanzo (CN) sotto la supervisione della Soprintendenza ai Beni Archeologici del Piemonte. 
La mostra è visitabile il martedì dalle 10,00 alle 12,00; il giovedì dalle 9,00 alle 12.00 (su prenotazione); sabato e domenica dalle 15.30 alle 18.30. Visite guidate e attività didattiche per scolaresche su prenotazione. Info: archeomuseo@comune.arona.no.it; www.archeomuseo.it.