lunedì 26 giugno 2017

Inaugura a luglio il Museo Federico II Stupor Mundi

Sabato 1 luglio 2017, nello storico Palazzo Ghislieri a Jesi, la città che ha dato i natali a Federico II di Svevia, sarà inaugurato il Museo Federico II Stupor Mundi, primo grande museo a lui dedicato, che riprende l’appellativo con cui veniva chiamato l’imperatore  dai suoi contemporanei per affermare la sua inesauribile curiosità intellettuale. Il progetto è nato dalla volontà dell’imprenditore e presidente della Fondazione Federico II Stupor Mundi, Gennaro Pieralisi, di dedicare al grande Imperatore un luogo che potesse ripercorrerne la vita straordinaria, raccontare le sue imprese sia in politica che in cultura, e diffondere la conoscenza degli edifici, palazzi, castelli e vestigia, ancora conservati in Italia e in Europa.
La curatela scientifica è stata affidata a Anna Laura Trombetti Budriesi, docente di Storia medievale all’Università degli Studi di Bologna, coadiuvata da Laura Pasquini e Tommaso Duranti, ricercatori presso il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dello stesso ateneo. L’allestimento museografico è stato realizzato dalla società Volume S.r.L di Milano, società leader nel campo degli allestimenti museali e dei servizi per lo spettacolo.
Il Museo Federico II Stupor Mundi sorge in una posizione unica al mondo: la stessa piazza dove il 26 dicembre 1194 Costanza d’Altavilla, sotto una tenda in mezzo al popolo, diede alla luce. Federico II Hohenstaufen, futuro Re di Germania e di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero. Il ricordo della città natale rimase vivo nella memoria dell’Imperatore svevo, come mostra la lettera inviata agli abitanti di Jesi nell’agosto 1239, nella quale la descrive come “nobile città della Marca, insigne principio della nostra vita, terra ove la nostra culla assurse a particolare splendore” e la definisce “la nostra Betlemme”. La nascita di Federico II nella città marchigiana, ed i privilegi ad essa concessi dai suoi eredi, è alla base dell’antica definizione di “Jesi Città Regia”.
Federico II di Hohenstaufen non fu solo un grande politico e condottiero, ma anche un personaggio di rara intelligenza, un fine intellettuale e studioso capace di anticipare i tempi. Si circondò di poeti eccelsi, con cui fondò la Scuola Poetica Siciliana, alla base della nascita della letteratura italiana; i suoi interessi per il sapere e la ricerca comprendevano anche i campi della medicina, dell’astronomia e della matematica, fu uomo di potere e uomo di cultura. Sedici sale tematiche, disposte su tre piani, che attraverso accurate ricostruzioni scenografiche e tridimensionali, installazioni multimediali e l’utilizzo di tecnologie di ultima generazione, come il video mapping e supporti touch-screen, costituiranno un vero e proprio viaggio immersivo e multisensoriale alla scoperta di Federico II di Svevia: la nascita e la storia dei suoi antenati; l’incoronazione come Imperatore nella medievale Basilica di San Pietro; il suo rapporto con i papi e la Chiesa; la Crociata in Terrasanta; le mogli e la discendenza; la sua passione per la falconeria (fu autore di un prezioso trattato ancora oggi attuale e modernissimo); il suo sconfinato interesse per le arti, le scienze e il sapere, che hanno contribuito a creare l’immagine di un mito che, per la prima volta, viene racchiusa in un unico luogo.

giovedì 22 giugno 2017

"Magister Giotto" a Venezia

Magister Giotto dal 13 luglio al 5 novembre 2017 alla Scuola Grande della Misericordia a Venezia.
La voce di Luca Zingaretti come guida, gli ampi spazi della Scuola Grande della Misericordia come cornice e, per sottofondo, la musica originale di Paolo Fresu. Immagini, parole, suoni diventano così un’unica esperienza, si fanno spettacolo per portare il pubblico “dentro” alla produzione artistica del maestro medievale.  I dettagli forniti sull’esposizione-evento, sono ancora pochi. Si sa che ad aprire il percorso nell’immensa navata dell’edifico veneziano,  sarà l’imponente Croce realizzata in 3D del Presepe Greccio, e prosegue al primo piano in sette ambienti di grande impatto con le storie francescane di Assisi, la Cappella degli Scrovegni di Padova, i Crocifissi e le opere fiorentine. Il percorso si conclude con la Missione Giotto dell’Agenzia Spaziale Europea, che nel 1986 per la prima volta nella storia intercettò la Cometa di Halley. La cometa che Giotto dovette vedere nel suo passaggio tra il 1301 e il 1302, tanto da dipingerla con estremo realismo nell’Adorazione dei Magi della Cappella degli Scrovegni.
Magister Giotto vede la direzione artistica dell’autore e regista Luca Mazzieri,  la direzione esecutiva di Alessandra Costantini, la curatela di Alessandro Tomei, ordinario di storia dell’arte medievale all’Università “G. D’Annunzio”, Chieti-Pescara e di Giuliano Pisani, filologo classico e storico dell’arte membro del Comitato dei Garanti per la Cultura Classica del MIUR col supporto di un notevole comitato scientifico formato da Cesare Barbieri, professore emerito di astronomia presso l’Università di Padova e Stefania Paone, professore aggregato di storia dell’arte medievale presso l’Università della Calabria a Cosenza.
La mostra si avvale anche della consulenza scientifica di Serena Romano Gosetti di Sturmeck, professore ordinario di storia dell’arte medievale presso l’Università di Losanna.
A breve maggiori informazioni e dattagli nel sito ufficiale della mostra.

martedì 20 giugno 2017

"Nel solco di Pietro" a Pisa

Nata da un’idea del Centro Europeo per il Turismo, Cultura e Spettacolo di Roma, e organizzata dall’Opera della Primaziale Pisana in collaborazione con la Reverenda Fabbrica di San Pietro a Roma sarà aperta fino a domenica 23 luglio 2017 nel Palazzo dell’Opera e nel Salone degli Affreschi contiguo al Camposanto Monumentale a Pisa la Mostra “NEL SOLCO DI PIETRO. LA CATTEDRALE DI PISA E LA BASILICA VATICANA”. Il tema principale consiste nel confronto tra l’edificio moderno della Basilica Vaticana e la medievale Cattedrale di Pisa, manifestazione della Chiesa universale la prima e della Chiesa locale la seconda. L’arco cronologico di appartenenza degli oggetti esposti va dall’età di San Pietro all’Ottocento e tramite precise griglie tematiche si restituisce un coerente percorso espositivo che attraversa quasi due millenni di storia religiosa ed artistica.
Importanti testimonianze artistiche pisane mostrano fin dal Medioevo un intenso legame con Roma, legame che vede nella figura di San Pietro e nel suo culto un elemento fondamentale. A Roma, dove Pietro fu sepolto, nel 320 venne costruita la prima basilica vaticana, voluta dal primo imperatore cristiano, Costantino il grande. Questo edificio, distrutto nel corso del Cinquecento per far posto alla basilica attuale, divenne un faro per l’architettura medievale e influenze evidenti si trovano nella Cattedrale di Piazza dei Miracoli.
La Mostra, attraverso cinque sezioni, intende quindi illustrare il forte legame tra queste due città tramite la figura di Pietro e l’influenza della Basilica Vaticana sulla Cattedrale pisana.
La mostra, curata da Marco Collareta, si è avvalso di un prestigioso comitato scientifico, composto da Sua Eccellenza il Cardinale Angelo Comastri, il Presidente dell’Opera della Primaziale Pisana Pierfrancesco Pacini, Maria Grazia Bernardini, Antonino Caleca, Stefano Casciu, Marco Collareta, Andrea Muzzi, Antonio Pinelli, Pietro Zander.
Per tutte le informazioni clicca qui !

lunedì 19 giugno 2017

1143: la croce ritrovata di Santa Maria Maggiore

I Musei Civici d’Arte Antica, in collaborazione con l'Arcidiocesi di Bologna, organizzano presso il Museo Civico Medievale una mostra dedicata alla croce di Santa Maria Maggiore, ritrovata nell'ottobre 2013, durante i lavori di pavimentazione del portico della chiesa. L'esposizione,  in calendario da giovedì 22 giugno 2017 a domenica 7 gennaio 2018, è curata da Massimo Medica e nasce dall'occasione di esporre per la prima volta al pubblico la croce viaria dopo il restauro eseguito da Giovanni Giannelli (Laboratorio di restauro Ottorino Nonfarmale S.r.l.).
L'opera rientra nella tipologia di croci poste su colonne che venivano collocate nei punti focali della città a segnalare spazi sacri come chiese e cimiteri, o di particolare aggregazione come i trivi o i crocicchi e le piazze. Stando alla tradizione tale uso si diffuse già in epoca tardo antica a partire dalle "leggendarie" quattro croci poste a protezione della città retratta romana da sant'Ambrogio o san Petronio e oggi conservate nella basilica petroniana. È però soprattutto a paritre della nascita del Comune (1116) e con l'espansione urbanistica della città del XII e XIII secolo che si venne a sviluppare tale fenomeno. Talvolta le croci venivano protette da piccole cappelle e corredate di reliquie, di altari per la preghiera, e di tutto il necessario per la celebrazione della messa. Segno distintivo e identificativo per la città le croci segnarono lo spazio urbano fino al 1796, quando l’arrivo delle truppe napoleoniche e l’instaurazione della nuova Repubbilica, trasformarono la città e suoi simboli.
La croce ritrovata di Santa Maria Maggiore è di notevole interesse sia perché rientra tra i molti esemplari andati dispersi, sia perchè è possibile datarla
1143, grazie all’iscrizione presente nel braccio destro. L’opera si viene così a collocare tra i più antichi modelli a noi pervenuti, come quella di poco successiva degli Apostoli ed Evangelisti, detta anche di piazza di Porta Ravegnana che risale al 1159. Scolpita su entrambe le facce, la croce ritrovata presenta sul recto la figura del Cristo dal modellato assai contenuto, caratterizzato da incisivi grafismi che rilevano le fisionomie del volto e il gioco delle pieghe del panneggio.
Sul verso invece la scultura è mpreziosita da sinuosi ed eleganti tralci d’acanto, intervallati da fiori e da elementi vitinei posti a cornice della mano di Dio benedicente, ormai non più leggibile. Tali motivi decorativi richiamano modelli antichi o tardoantichi, reinterpretati con una verve esecutiva che trova un suo riscontro in certi repertori decorativi della coeva miniatura come dimostrano i codici miniati dell'XI e XII secolo, esposti in mostra accanto a tavolette d'avorio E preziose opere di oreficeria esempi della cultura artistica diffusa nella città felsinea.

L'inaugurazione al pubblico si terrà giovedì 22 giugno 2017 alle ore 18,00.

domenica 18 giugno 2017

"Omaggio a Giovanni Pisano" a Pistoia

Nell’anno di Pistoia capitale italiana della cultura da domenica 18 giugno a domenica 20 agosto 2017 si tiene a Palazzo Fabroni, Museo del Novecento e del contemporaneo di Pistoia, la mostra omaggio a Giovanni Pisano (c. 1248- c. 1315), curata da Roberto Bartalini con la collaborazione di Sabina Spannocchi.
Spiega il curatore: «L’obiettivo è mettere in luce il percorso di innovazione e continua sperimentazione intrapreso dallo sculture nell’uso dei colori e dei volumi, che lo hanno reso uno dei massimi esponenti del gotico italiano. In particolare nella realizzazione dei crocifissi lignei, a cui la mostra dedica ampio spazio, si evidenzia il passaggio dell’artista dagli stilemi propri della statuaria medievale a una nuova interpretazione artistica della figura umana, che viene liberata dalla propria staticità per esprimere una forte idea di movimento e di pathos. Importante è anche la collocazione di questa mostra, che abbiamo voluto allestire all’interno di un museo dedicato all’arte contemporanea per mettere in risalto questa continuità fra antico e moderno, permettendo alle sculture di Pisano di interfacciarsi con l’arte contemporanea di Parmeggiani. Senza dimenticare la vicinanza tra Palazzo Fabroni e la pieve di Sant’Andrea, che consente al pulpito di Pisano, grande capolavoro della maturità, di intrecciare un dialogo stringente con le opere esposte».
Il percorso espositivo a Palazzo Fabroni è organizzato in nove stanze, ciascuna delle quali ospita un’opera. La mostra parte con un preludio: il rilievo con le Stimmate di San Francesco di Nicola Pisano, padre di Giovanni, proveniente forse dal perduto sepolcro di Filippo da Pistoia (anni Settanta del XIII secolo). Le altre otto stanze sono dedicate a Giovanni Pisano; nella seconda c’è un tondo in marmo che rappresenta la Madonna con Bambino ed è uno dei vertici dell’opera del giovane scultore. Nella terza stanza c’è un’altra opera lignea, un angelo in veste di diacono che estende la testa di San Giovanni Battista. Seguono quattro crocifissi, fra cui quello della cattedrale di Siena, l’unico tra quelli processionali a conservare ancora la croce originale, databile al 1285-1290, e uno, quello della chiesa di San Bartolomeo in Pantano, che viene per la prima volta attribuito a Giovanni giustappunto dal curatore della mostra. Ci sono entrambi i crocifissi della Pieve di Sant’Andrea, autentici capolavori, uno dei quali collocato abitualmente in posizione poco favorevole a mostrarne appieno la bellezza e l’ardimento innovativo.
L’esposizione è promossa e realizzata dal Comune di Pistoia in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.
Dal martedì alla domenica e festivi lunedì 24 luglio e lunedì 14 agosto ore 10,00 - 18,00. Chiuso il lunedì.